Abecedario
A come Artigiano
«Sono un artigiano che fabbrica sogni, sia di cultura, sia di svago, ma sempre sogni, che tiene conto della propria educazione, dei propri valori, dei propri principi morali. Non venderò mai la mia anima né i miei valori per un film. Gandhi diceva: "Non c'è separazione tra l'artista e l'uomo. Sono un tutt'uno." Non credo al genio che è odioso nella sua vita privata, immorale e insopportabile nella sua vita spirituale. Le opere sono il riflesso dell'uomo.»
B come Berlusconi (Silvio)
La loro prima collaborazione risale al 1983. I due co-producono Anno Domini, una seria sulla caduta dell'Impero romano. Nel 1989, Tarak Ben Ammar si unisce a Silvio Berlusconi per fondare Quinta Communications. Nel 1994, riceve mandato di banchiere d'affari da Berlusconi per rilanciare la sua società, la Fininvest. Nel 1995, aiuta Mediaset ad entrare in Borsa e, nel 1996, diviene membro del suo Consiglio di amministrazione... Presidente del Consiglio italiano nel 2001, Berlusconi nomina il suo amico consigliere per i paesi dell'Africa del Nord e del Vicino Oriente. «La gente ha catalogato Berlusconi e Murdoch e, se Tarak Ben Ammar è con loro, è come loro. Si dovrebbe invece sperare che io li cambi, che li influenzi... Ho tentato di educarli alla sensibilità orientale.»
«Ciò fa parte di un equilibrio latino: non ho voluto avere successo in Inghilterra, in Germania o in Spagna, ma in Italia. È un paese mediterraneo, più aperto della Francia. I registi italiano hanno fatto il mio successo. Dopo, ho lavorato con Berlusconi.»
Tarak Ben Ammar gioca un ruolo importante nell'audiovisivo e nella finanza italiana. Ha aiutato Vincent Bolloré a diventare un azionista importante in Mediobanca, che ha consolidato la presidenza di Antoine Bernheim alla grande compagnia assicurativa Generali. È anche amministratore di Mediobanca dal 2003.
C come Cittadino del mondo
«Sono un cittadino del mondo. L'ho capito molto presto per il fatto di aver vissuto all'estero. I viaggi e le lingue sono stati il mio successo. Sono preoccupato di quello che il mondo occidentale e l’Europa stanno facendo per proteggere le loro frontiere dall'immigrazione. Tutta la cultura umanista che il diritto al viaggio rappresentava, con la possibilità di imparare le lingue, le tradizioni, scomparirà. In Europa si è alzato un muro, una sorta di decolonizzazione in senso inverso. I giovani europei potranno viaggiare, ma non gli altri. Come volete che vi sia un amalgama di culture tra i popoli? Questo elemento di tutela dell'economia europea vieta a tutta una generazione di giovani di scoprire e di apprendere. Uno dei motivi per cui sono stato legato a Rupert Murdoch è che anche lui si comporta come un cittadino del mondo. Possiede la curiosità di comprendere i Cinesi, gli Italiani, gli Inglesi…»
D come De Palma (Brian)
«È stato un grande incontro. Lui è della generazione dei Coppola, Lucas, Spielberg, persone che, negli anni '70, hanno rappresentato il nuovo cinema. Sono stato affascinato dal fatto che, pur avendo realizzato film hollywoodiani nella grande macchina commerciale, è rimasto curioso, andando a tutti i festival. Gli ho proposto di girare un film completamente a Parigi, con tecnici francesi, così come tutta la post-produzione. E ci è stato. Ho constatato ancora una volta che il cinema è un linguaggio universale.»
E come Europeo
«L'Europa – e io mi considero nella mia attività un produttore europeo – deve imparare a fare film spettacolari internazionali senza avere complessi nei confronti degli Americani, perché noi abbiamo i talenti e i tecnici necessari. E la Tunisia può offrire la possibilità all'Europa di montare film spettacolari.»
In febbraio 2008, al Festival di Berlino, Tarak Ben Ammar svela ufficialmente la sua nuova strategia di distribuzione di film a livello europeo (ma anche in Canada con Alliance), in partnership con la banca Goldman Sachs. «Il nostro desiderio: essere una piattaforma di distribuzione europea indipendente, che offra le stesse qualità delle major americane ma non con lo stesso funzionamento in termini di presa di decisioni. Noi possiamo essere un'alternativa alle major, senza per forza entrare in competizione con loro.» Una procedura direttamente legata a quella iniziata con l'associazione Émotion nel 2000.
F come Finanza
Nel 1994, Tarak Ben Ammar riceve mandato di banchiere d'affari da Silvio Berlusconi per rilanciare la sua società Fininvest. Nel 1995, aiuta Mediaset ad entrare in Borsa e, nel 1996, diviene membro del suo Consiglio di amministrazione. Inoltre, fa parte del Consiglio di amministrazione di Mediobanca, una delle più grandi banche italiane, di cui Vincent Bolloré e i suoi soci detengono il 10%...
«Insieme a Bolloré, sono stato il primo uomo del Sud ad entrare nel Consiglio di amministrazione di una banca così importante. Sono appena stato nominato membro del Consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Non ero veramente un banchiere d'affari. Non ho le competenze, né l'esperienza, né la legittimità. La mia forza è quella di essere l'amico di queste persone, il loro confidente. Avevano fiducia, sapevano che non ero motivato dalla mia retribuzione. Non sono un uomo di denaro in partenza, ma di cinema. Ho appreso la finanza sul campo.»
G come Godard (Jean-Luc)
«Pubblicamente in televisione, nella trasmissione 7 sur 7, Jean-Luc Godard mi ha rimproverato, perché io, un Tunisino, ho fatto La Traviata, ma l'opera, Beethoven, Mozart, appartengono a tutti. La mia procedura cinematografica consiste proprio nel far saltare le frontiere delle religioni, delle incomprensioni, dei razzismi grazie alla diffusione di opere di cultura. Secondo Godard, dovevo fare dei film tunisini. Lui voleva essere generoso nei confronti del cinema magrebino, ma pensava anche che ognuno dovesse restare a casa propria. L'ho cercato a Cannes per dirgli che era un imbecille! Lui lo ha ammesso e si è scusato.»
H come Honneur (légion d')
«Un mattino, ricevo una telefonata di François Mitterrand. Ero shockato. Era in Tunisia, in visita ufficiale, al Palazzo, e mi dice: "Mio cognato Roger mi dice che lei è un uomo molto interessante e che i suoi studi sono da visitare. Non lo dica a nessuno, verrò domani alle nove." Evidentemente, ero obbligato ad informare la sicurezza. Lui aveva un protocollo, ma non lo voleva seguire. Quelli del protocollo me ne hanno dette di tutti i colori. È venuto alle nove del mattino ed è rimasto fino alle tre del pomeriggio. Parlava agli attori. Noi stavamo girando un film sull'antica Roma, era molto ispirato. Un mese e mezzo dopo, l'Eliseo mi chiama: volevano decorarmi con la Legion d'onore. Mi sono chiesto se la meritavo. In generale, non si ottiene la Legion d'onore a 33 anni! Ero un po' imbarazzato. Non sapevo ciò che rappresentava a livello del merito. Naturalmente ero molto lusingato. La indosso raramente.»
I come Indipendenza e Influenza
Tenendo «ostinatamente» alla sua indipendenza, Tarak Ben Ammar è anche un uomo d'influenza, che consiglia nel settore dell'audiovisivo e delle finanze numerose personalità, che egli mette in contatto, alle quali serve da intermediario e con le quali entra puntualmente in affari: Silvio Berlusconi, uomo d'affari e presidente del Consiglio italiano, il magnate australiano Rupert Murdoch, il leader della stampa tedesca Leo Kirch, il principe saudita Al Waleed, Jean-Marie Messier, allora a capo di Vivendi, Patrick Le Lay, allora Presidente di TF1, Vincent Bolloré, Pierre Lescure, Jean-René Fourtou...
«Murdoch, Berlusconi, Kirch e Al Waleed sapevano che non avrei tradito nessuno di loro, perché ero amico di tutti e tre. D'altra parte, loro non mi chiedevano di comportarmi in un modo che andasse contro la mia coscienza. Sono famosi per essere degli squali, ma Hollywood è ben più devastante di loro. Si possono fare affari in modo onesto, dove tutti ne escano vincitori. Questo equilibrio mi viene senza dubbio da mio padre, che era un diplomatico. È a contatto con loro che sono cresciuto. Loro mi hanno ispirato e poi aiutato. La parola "indipendente" mi piace. Viene dal fatto che sono cresciuto all'epoca dell'indipendenza. Bourguiba l'aveva negoziata. Si può essere indipendenti restando amici, senza rapporto di forza né di sottomissione.»
J come Jackson (Michael)
Nel 1996, Tarak Ben Ammar diviene manager di Michael Jackson, a richiesta dell’artista, e produce la sua tournée mondiale (58 concerti) per Kingdom Entertainment, creata con il principe saudita Al Waleed. L'artista si esibisce in particolare a Tunisi, allo stadio El Menzah, su una scena di 300 m² e davanti a 60.000 persone. Un concerto in Egitto è stato annullato per motivi di sicurezza, un altro in Marocco per assenza di accordo sui diritti... I proventi del concerto tunisino vanno ad un fondo di solidarietà per i bisognosi.
«L'unica preoccupazione di Michael Jackson è creare tutta la giornata. È un bambino. È stato mal consigliato per una parte della sua vita. Non sono contro il mistero della star, che è un elemento di sogno importante, ma non bisogna che ciò cancelli l'aspetto umano. Ho fatto tutte le ricerche possibili, consultato i dossier e constatato che era vittima di un ricatto, come una star delle sue dimensioni lo può essere.»
K come Kennedy
«A 20 anni, sono stato colpito dalla famosa frase di John Fitzgerald Kennedy: "Non chiedete che cosa il vostro paese può fare per voi, ma che cosa voi potete fare per il vostro paese." Il vero successo non è finanziario. Per me, un uomo ha veramente successo solo se ha aiutato, con le sue opere o le sue idee, a far progredire la sua comunità o il suo paese.»
L come Laurentiis (Dino de)
Per le riviste americane Time e Fortune Magazine, Tarak Ben Ammar è l'unico equivalente di Dino De Laurentiis ad essere emerso dal mondo arabo senza i petrodollari.
«Anche adesso faccio fatica a realizzare che siamo divenuti amici e soci, se penso che da piccolo guardavo i suoi film. Ho avuto la fortuna di incontrare persone molto più vecchie di me, che mi hanno trasmesso le loro esperienze personali e professionali. Hanno visto il mio desiderio, il mio entusiasmo e mi hanno guidato, aiutato. Rossellini, Zeffirelli, Dino De Laurentiis… Una scuola come questa non ha prezzo.»
M come Multilingue
«Non ho alcun dubbio, non avrei mai fatto la carriera che ho fatto senza conoscere l'inglese e l'italiano. Rendo omaggio a mio padre che ha avuto il coraggio di farmi uscire dalla scuola francese a 9 anni. Si è detto: "bisogna che uno dei miei figli sia anglofono», e mi ha messo alla scuola americana, dovevo ho vissuto in un pensionato. Senza di questo non avrei mai fatto Guerre stellari e I Predatori dell'Arca perduta. Gli Americani avevano molta paura di venire in un paese arabo. Dovevo rassicurare le persone essendo io stesso "occidentale". Parlavo un inglese senza accento.»
N come Neptune
Neptune è il nome dell'imbarcazione creata da zero – copia di un galeone del XVII secolo – per il film Pirati di Roman Polanski. Un vero e proprio studio galleggiante a fondo piatto dove si sono svolti quattro mesi di riprese. L'architetto Pierre Guffroy (Oscar per la scenografia di Tess) ha diretto i lavori.
«È molto importante. Ho fatto vivere 5.000 famiglie tunisine per quattro anni. Volevo proprio fare Pirati, ma a condizione di costruire la nave nel mio paese. La ricchezza, è la ripartizione economica. Quando si guadagna denaro e lo si spende, esso va in ogni caso da altri. Io ho prodotto un lungometraggio da 30 milioni di dollari, di cui 8 milioni per la barca, in gran parte in stipendi. Malgrado il fallimento del film, c'è una morale nel denaro. Questo cantiere navale di Menzel Bourguiba, che ho salvato, lavora ancora oggi su barche europee.»
Il Neptune è stato in seguito aperto al pubblico. Il galeone è stato ormeggiato a Cannes, nel 1986, poi a Marsiglia e a Barcellona, prima di essere sistemato definitivamente a Genova. Ha accolto 4 milioni di visitatori, per un totale di 14 milioni di euro di incassi: un affare ben migliore del film!
O come Orientale
Henri Verneuil (Tarak Ben Ammar ha prodotto il suo film Mayrig):
«Tutti sanno che sono armeno e che sono orgoglioso di essere un Orientale. È infatti da orientale che percepisco l'amore, l'amicizia, i rapporti familiari... Ecco perché sono qui. Quando Tarak Ben Ammar ha letto la storia, non ha fatto altro che trovare il finanziamento per il film, ed era un grosso finanziamento. Questo entusiasmo, questo slancio, questa passione sono la sua natura orientale. Ora che il progetto è a termine, tutti vogliono avere il film, ma, all'inizio, è solo a lui che il cuore batteva allo stesso ritmo del mio. Sentiva, si appassionava alla mia storia come me.»
P come Patriota e Popolare
«Non c'è niente di più bello del patriottismo, perché dà ai giovani l'amore per il loro paese, per i valori, per le istituzioni, l'amore per la storia e la cultura. Rimprovero ai francesi di non essere abbastanza francesi. Attenzione! Non dico sciovinisti o razzisti. Io sono tunisino e orgoglioso di esserlo, ma la mia moralità non è una moralità propriamente tunisina. Io sono anche cittadino del mondo.» «Sono nato nella medina. Ho vissuto i primi dieci anni della mia vita nel souk. Mia nonna vi è rimasta fino alla morte e mia sorella ci abita ancora. Mia nonna era analfabeta, non conosceva il cinema. Quando ritornavo a trovarla dopo Parigi e Hollywood, credeva che suo nipote lavorasse alla televisione. Sono sempre stato in contatto con il popolo: gli operai, le comparse... Non potevo avere successo in Tunisia se non formavo un'équipe. Siamo cresciuti insieme.»
Q come Quinta
«Quinta: numero cinque. Berlusconi, con la Cinq, stava fallendo. E, da noi, nel mondo arabo, quando si dice "cinque, cinque su cinque" porta fortuna, è la mano di Fatma.»
Creata nel 1989 con Silvio Berlusconi, Quinta Communications è ormai il gruppo Quinta, composto da Quinta Communications, Quinta Industries e Quinta Distribution. www.quintaindustries.com
Vedi anche «L'impero di Tarak Ben Ammar»
R come Religione
«Credo profondamente in tutte le religioni, perché le trovo tutte moralmente formidabili. Quando ho fatto Gesù di Nazareth, mi sentivo cattolico. La mia religione, l'islam, è una religione meravigliosa, ma incompresa. E' l'ultima delle tre religioni. Ed è al contempo la più moderna e la meno facile. Ad esempio, non c'è il clero. Quando ci si rivolge a Dio, lo si fa direttamente. L'islam non è, in ogni caso, una religione di uccisori o di terroristi. Nel Corano, c'è scritto che, se tu ti suicidi, ti suiciderai per l'eternità all'inferno. Il kamikaze musulmano è indotto in errore.»
S come Spettatore
«Ho deciso di investire in un film quando ho voglia di vederlo. Forse è una visione un po' semplicistica ma, quando leggo una sceneggiatura, mi dico: "Se sono pronto a spendere 9 euro per vedere questo film, vuol dire che posso mettere il prezzo che costerà per produrlo." Sono il primo spettatore dei miei film, con lo stesso entusiasmo di quando avevo 15 anni. Sono pronto a sostenere qualsiasi spesa per produrre un film come Da qui all'eternità di Fred Zinnemann. L'ho visto sette volte!»
T come Televisione
«Quando ero in esilio, dal 1985 al 1987, avevo capito che la televisione era il vero finanziere della settima arte. Canal + era stata creata nel 1984. L'impero di Berlusconi era iniziato nel 1982-1983. Mi sono rivolto a lui perché il cinema non può vivere senza la televisione, e viceversa. Sono intimamente legati. Poi ho incontrato Murdoch e Kirch, sempre con l'obiettivo di imparare la televisione e di ottenere finanziamenti per fare dei film.»
U come Universal
Nel luglio 1985, Tarak Ben Ammar intenta un processo a Universal in seguito al ritiro della compagnia dal budget del film Pirati.
«Per difendere i propri diritti negli Stati Uniti, bisogna essere ricchi. Gli Americani non sono di parola. Si comportano come un paese ricco verso un paese povero. Firmano i contratti, li rompono, trascinano all'infinito i processi per scoraggiare i querelanti. È un'esperienza amara, perché questo paese era per me il paese della morale. Ho messo in pericolo la mia società per onorare i miei impegni e fare questo film.»
L'8 luglio 1991, dopo sei anni di procedure e spese per 6 milioni di dollari, Tarak Ben Ammar vince il processo. La Corte gli concede il 100% dei risarcimenti reclamati, ovvero quasi 16 milioni di dollari. Una decisione storica per un indipendente, che in più è non americano e non occidentale, di fronte ad una major, anche per la somma concessa per rottura di contratto non firmato. La decisione ha fatto giurisprudenza.
V come Viaggi
«L'Europa sta creando un muro. Da giovani, noi avevamo avuto tutti la possibilità di andare a Roma, in treno, in auto, in auto-stop... Oggi, il giovane magrebino, africano – il 65% della popolazione ha meno di 25 anni – non può più viaggiare. C'è il famoso muro del visto. Si è ricreato un ghetto. Il giovane viaggia attraverso la televisione, ma non può assolutamente viaggiare per imparare, aprire la sua mente. È un vero problema per il prossimo secolo. La libertà di viaggio, di movimento, è stata la culla della civiltà, dall'Antichità al Rinascimento. L'umanità si è aperta perché ci sono state interazioni culturali. Come volete che non vi siano oggi delle guerre?»
W come Weinstein (Harvey e Bob)
Nel 2005, Tarak Ben Ammar diviene partner a concorrenza di 30 milioni di euro dei fratelli Weinstein, che desiderano creare una major negli Stati Uniti (la loro società di produzione Miramax essendo ormai nelle mani di Disney).
«Può sembrare strano che due ebrei del Bronx – che hanno avuto successo negli Stati Uniti e sono dei geni del cinema indipendente – si rivolgano ad un franco-tunisino per aiutare Goldman Sachs a portare finanziamenti e reti europee per fondare la loro nuova società. Prova, ancora una volta, che il cinema è universale!»
Y come Yanne (Jean)
Tarak Ben Ammar ha prodotto Due ore meno un quarto avanti Cristo girato da Jean Yanne e uscito nel 1982. «Si capisce in che modo il verbo, il talento e lo humour di Jean Yanne siano vivi. D'altra parte, frequentare Coluche per un anno è stato molto bello per me.»
Z come Zeffirelli (Franco)
Tarak Ben Ammar ha prodotto tre film di Franco Zeffirelli: Gesù di Nazareth (1977), La Traviata (1982) e Toscanini (1988).
«Zeffirelli mi ha iniziato all'opera, non senza difficoltà. Quando la vedevo alla televisione, cambiavo canale e passavo ad un film western! Lui mi ha portato alla Scala. Ma perché questi tipi urlavano invece di parlare? Perché erano grossi e brutti? Inoltre, bisognava seguire il libretto sulle ginocchia perché, all'epoca, i sottotitoli elettronici non esistevano.»
Entrambi hanno progettato di adattare l'Aida allo schermo, per Maria Callas, in collaborazione con il direttore d’orchestra Leonard Bernstein. La diva l'aveva già interpretato sotto la direzione di Zeffirelli sulla scena. Il progetto, giudicato non abbastanza redditizio, fu abbandonato.